Famiglia nel bosco, l'annuncio è appena arrivato: hanno accettato di...Altro...

Tra le fronde fitte e l’odore umido della terra, nella zona di Palmoli, in provincia di Chieti, si era nascosta per anni una scelta di vita radicale. Lontano dal clamore della civiltà moderna, Nathan e Catherine Trevallion avevano costruito il loro rifugio, un casolare immerso nel bosco.La loro visione era chiara: un’esistenza neo-rurale, a stretto contatto con la natura, dove anche l’istruzione dei tre figli avveniva in casa, supportata da un’insegnante.

Una quotidianità unica, quasi primordiale, che per la coppia anglo-australiana rappresentava la vera libertà e un’assoluta tutela del legame familiare.Purtroppo, la fiamma di quell’ideale si è scontrata con la legge implacabile dei doveri genitoriali e delle normative sul decoro abitativo.Un controllo precedente dei Carabinieri, innescato da un ricovero ospedaliero dei minori a seguito di un’intossicazione da funghi, aveva già messo in moto il meccanismo giudiziario.

In quell’occasione, pur arrivando alla sospensione della potestà, i giudici avevano permesso ai bambini di restare nel casolare. Ma il precario equilibrio si è rotto, portando la vicenda verso il suo punto di non ritorno.L’ultima decisione del Tribunale dei minori dell’Aquila si è abbattuta sulla famiglia Trevallion come un fulmine.

Lo stile di vita non è bastato a difenderli da un provvedimento che è stato vissuto come drammatico.Il silenzio del bosco è stato sostituito dalla fredda logistica: i tre figli non sarebbero più tornati nella loro casa tra gli alberi. Il luogo dove avrebbero continuato la loro infanzia è, ora, una comunità protetta. Adesso però pare tutto sia cambiato.