Il “fuoco di Sant’Antonio” è un disturbo virale che, pur non mettendo generalmente in pericolo la vita, può rivelarsi doloroso e debilitante. L’attivazione del virus è favorita da condizioni che indeboliscono il sistema immunitario: età avanzata, stress fisico o psicologico, patologie croniche, trattamenti immunosoppressivi o altre terapie aggressive sono tutti elementi che aumentano il rischio.
Una volta riattivo, il virus percorre il nervo e si manifesta sulla pelle con lesioni localizzate su un lato del corpo, spesso seguendo il decorso di un nervo specifico. Tra i segnali d’allarme ci sono inizialmente bruciore, prurito o formicolio in una zona circoscritta; a questi possono aggiungersi malessere generale, febbre e mal di testa.
Successivamente si sviluppa un’eruzione cutanea tipica: una striscia o placca sulla pelle, ricca di vescicole piene di liquido che poi guariscono in 2‑4 settimane. Il virologo Fabrizio Pregliasco, oltre a sottolineare l’aumento recente dei casi, ha posto l’attenzione su un sintomo in particolare che colpisce gli occhi.
